Chi lavora in questi reparti
L’équipe di un Hospice o di un reparto SVP è per definizione interdisciplinare: medico, infermiere, operatore socio-sanitario, ausiliario, psicologo, fisioterapista, volontari. A queste figure si aggiungono l’arteterapeuta, l’assistente sociale e il consulente spirituale. L’aspetto relazionale è sostenuto da professionisti come lo psicoterapeuta, l’arteterapeuta e il consulente spirituale, che offrono spazi di ascolto, espressione e supporto emotivo.
L’operatore di un reparto Hospice o SVP lavora quotidianamente a stretto contatto con i pazienti e le loro famiglie. C’è la fatica fisica della mobilizzazione e delle lunghe ore di attività manuale. C’è la fatica psicologica della necessità di decifrare bisogni inespressi, di confrontarsi con la malattia grave e con la morte. Questi operatori sviluppano uno sguardo unico e profondo nei confronti dell’altro, dimostrando attraverso piccoli gesti una cura che spesso non riservano a sé stessi.
Integrarsi non è scontato
L’inserimento dell’arteterapeuta nell’équipe non è immediato né privo di ostacoli. L’ingaggio dei professionisti è un processo graduale, reso complesso dalla diffidenza verso una figura che può essere confusa con quella dell’animatore — presente nelle RSA ma con mansioni e obiettivi diversi. È essenziale proporre un progetto chiaro e ben strutturato per legittimare la propria presenza.
L’arteterapia non è intrattenimento pittorico né un percorso psicoterapeutico classico: è un intervento che fonda la sua efficacia nell’uso consapevole dei materiali artistici e nel contenimento offerto dall’arteterapeuta. La cura risiede nel processo creativo stesso.
Nel mio caso, l’integrazione passa attraverso attenzioni calibrate: un caffè condiviso, una parola di conforto, un abbraccio, la presentazione di un’immagine evocativa. È profondamente gratificante constatare come l’ascolto attento possa sorprendere e toccare chi ci circonda. L’équipe, spesso sommersa da un carico emotivo e operativo, si sente vista e riconosciuta non solo nella professionalità, ma nella sua umanità.
Nel corso del tempo, ho adottato un gesto simbolico: la consegna di lettere nominali al termine di percorsi specifici — uno strumento per esprimere il mio sguardo su ciascun individuo, riconoscendo e gratificando la dedizione al lavoro.
Proposta per l’équipe Hospice
L’attività si concentra sull’esplorazione e il riconoscimento dei ruoli, distinguendo tra funzioni reali e percepite, e promuovendo il rispetto per il lavoro altrui. Affiancata dalla psicoterapeuta di reparto, lavoro su aspetti come la gestione dei turni, l’organizzazione delle competenze, e la capacità di collaborare ascoltando le esigenze dei colleghi.
Uno degli obiettivi centrali è sviluppare la capacità di mettersi nei panni dell’altro. Contestualmente viene avviato un percorso di arteterapia che utilizza materiali creativi per dare forma visiva alle riflessioni. Ogni incontro si chiude con un momento di condivisione, e alla conclusione il gruppo è in possesso di un’opera comune — un “diario di reparto” che rappresenta in modo concreto il percorso e il viaggio condiviso.
Proposta per l’équipe SVP
Nel reparto SVP, condiviso recentemente con pazienti RSA, emerge la necessità di adattarsi alle diverse esigenze. Questa proposta coinvolge la psicologa di reparto e si sviluppa attraverso quattro incontri strutturati. Si parte da domande semplici ma incisive: Chi è il nuovo paziente? Quali competenze sono richieste? Come cambiano gli spazi? Quali emozioni emergono?
Anche qui viene introdotta un’attività arteterapeutica che utilizza materiali espressivi per rappresentare visivamente ciò che le domande sollecitano interiormente. Al termine, il gruppo realizza un’opera comunitaria che simbolizza il processo vissuto insieme — uno spazio di consapevolezza e crescita che rafforza l’équipe come unità.
Attività per il benessere quotidiano
Oltre ai percorsi strutturati, propongo attività quotidiane più informali: arteterapia tessile, lavoro con polveri colorate, manipolazione della creta. Non hanno un obiettivo definito, ma mirano a offrire un momento di cura per sé stessi. Sono spazi dedicati al “sentire”, dove il personale può riconnettersi con la propria interiorità. Rispondono al bisogno, spesso inespresso, di concedersi un momento di rallentamento in un ambiente dominato dall’urgenza e dall’operatività.
Tutte le attività proposte hanno un denominatore comune: il concetto di far parte di un tutto. L’équipe non è solo un insieme di individui con mansioni diverse, ma un organismo che funziona in sinergia, dove la coesione e l’ascolto reciproco sono strumenti fondamentali per il benessere di tutti.