Capitolo 6

Nunzia: riempire il vuoto

Una donna lucida e loquace che attraverso il segno, il colore e la dedica combatte la paura di lasciare soli i propri figli.

Nunzia è una donna di ottant’anni, lucida e loquace nonostante la complessità del quadro clinico — un carcinoma peritoneale e altre complicazioni. Porta un catetere, soffre di dispnea, ed è costantemente accompagnata dalla presenza dei figli, entrambi adulti ma con fragilità significative. Ogni giorno si alternano per visitarla, riversando su di lei il peso delle loro difficoltà e accentuando le sue preoccupazioni.

Nunzia parla con un forte accento e spesso utilizza il dialetto, arricchendo i suoi racconti con espressioni che per me rimangono in parte misteriose, ma che rivelano il suo legame profondo con le sue origini. La sua ansia è palpabile, radicata nella paura di lasciare soli i figli, che considera fragili e incapaci di affrontare la vita senza di lei. Nonostante la loro vicinanza, Nunzia si sente profondamente sola.

Pennarelli e grandi fogli

Nunzia ha scelto i pennarelli e grandi fogli di carta come mezzi per raccontare le sue storie. Realizza paesaggi, nature morte, ritratti, Madonne e Santi, trasformando la sua camera in un’esplosione di colore e vitalità. Ogni opera diventa una testimonianza tangibile della sua resilienza, un tentativo di riempire il vuoto emotivo e fisico che avverte attorno a sé.

Quando si appresta a lavorare, sposta la cannula dell’ossigeno dalla testa e abbassa gli occhiali per concentrarsi meglio. Dedica particolare cura alla riuscita di ogni pezzo e mi aspetta con ansia ogni giorno per completare tre o quattro lavori consecutivi. Il nostro incontro è scandito dal suo richiamo: “Michééééla, vieni?!”, al quale rispondo prontamente, consapevole che non si tratta solo di portare materiali, ma di offrire presenza, ascolto e sostegno.

Tra me e Nunzia si è instaurata una relazione profonda e reciproca. Mentre lei riempie i fogli di dettagli e colore, io li appendo alle pareti come trofei, riconoscendo il valore terapeutico di ciò che sta creando. Lei mi attribuisce un ruolo importante nel suo percorso, e io vedo nei suoi lavori una potenza straordinaria.

Riempire ogni spazio

Nunzia riempie fittamente i fogli con linee, segni, dettagli e parole, quasi come a voler colmare simbolicamente il vuoto che percepisce dentro di sé. Le sue mani tremano, ma questo non la ferma: ogni spazio bianco viene coperto, come a voler esorcizzare la paura, i pensieri intrusivi e l’ansia che la attanaglia.

La sua arte diventa un mezzo per affrontare e contenere le preoccupazioni più profonde — dalla gestione della casa alla sorte delle sue cose in sua assenza. Molti dei suoi lavori sono dedicati ai figli o a me, un gesto che riflette il suo bisogno di legami affettivi solidi e di un senso di famiglia che la sostenga in questo momento così difficile. Ogni dedica è un messaggio implicito, una richiesta di vicinanza e supporto emotivo.

Tre settimane

Il percorso dura tre settimane. Il rapporto con la famiglia sarà più stretto con il figlio, che mostra una maggiore capacità relazionale. Con la figlia, le interazioni rimarranno prevalentemente formali.

L’arteterapia si è rivelata uno strumento potente per Nunzia, offrendole uno spazio in cui esprimere le sue paure, elaborare il senso di perdita imminente e trovare un rifugio nella creazione artistica. Questo percorso non solo ha colmato momentaneamente il suo senso di solitudine, ma le ha consentito di lasciare una traccia tangibile di sé, un lascito simbolico che attraversa i confini della malattia e della fragilità.

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