Capitolo 2

L'Hospice: entrare in punta di piedi

Cos'è un Hospice, chi sono i suoi pazienti, e come l'arteterapia trova il suo spazio in un contesto così delicato.

Cos’è un Hospice

L’Hospice è una struttura sanitaria dedicata all’assistenza di persone affette da patologie inguaribili, in fase avanzata o terminale, che necessitano di cure palliative. Rientra nei Livelli Essenziali di Assistenza garantiti dal Sistema Sanitario Nazionale. L’accesso può avvenire tramite reparti ospedalieri, istituzioni socio-sanitarie o direttamente dal domicilio.

Non si tratta esclusivamente di una realtà per pazienti oncologici: l’Hospice accoglie anche persone con malattie degenerative neurologiche, patologie polmonari, renali o insufficienza cardiaca avanzata.

Chi incontro nelle stanze

I pazienti ricoverati presentano frequentemente condizioni di terminalità oncologica, accompagnate da complessità fisiche e psicologiche. Sul piano fisico si possono incontrare cateterizzazione, astenia, afasia, ossigenoterapia, piaghe da decubito, dolore cronico invalidante. Sul piano emotivo: spavento, rabbia, depressione, disorientamento.

Pur prevalendo i pazienti anziani, non è raro incontrare giovani uomini e donne con famiglie altrettanto giovani, inclusi genitori di bambini piccoli. È cruciale offrire un supporto che, se gradito, coinvolga l’intero nucleo familiare.

Il paziente dell’Hospice è una persona che vive una condizione di profonda sofferenza. L’età, l’origine o il credo non fanno differenza: ciò che accomuna queste persone è il bisogno di accompagnamento in una fase estremamente delicata della loro vita. La terminalità porta inevitabilmente alla dipendenza dagli altri, con una perdita di autonomia, immagine e dignità che genera sentimenti di rabbia, depressione o paura.

L’arteterapia in Hospice: come funziona

L’obiettivo è semplice e profondo: offrire un momento di sollievo, uno spazio di espressione e interazione, con rispetto e delicatezza. La proposta segue alcuni principi fondamentali:

I tempi sono dilatati nella preparazione e spesso brevissimi nell’esecuzione. I pazienti si affaticano facilmente. Alcuni preferiscono guardare il materiale iconografico che propongo — paesaggi ameni, scene bucoliche, ritratti — e attraverso quelle immagini contattano ricordi, risvegliano memorie. Bisogna avere grande attenzione a contenere le emozioni e a non proporre soggetti legati alla sofferenza o alla morte.

Durante le sessioni ascolto le storie dei pazienti, accogliendo ricordi e emozioni senza forzarle. Alcuni preferiscono parlare anziché creare; altri trovano conforto in immagini serene. A conclusione, un saluto gentile e la promessa di tornare rafforzano il senso di relazione e reciprocità.

Il caregiver: una figura chiave

Il caregiver è spesso un familiare stretto — un coniuge, un figlio, un genitore — ma può essere anche un amico, un tutore legale o un assistente. Anche questa figura vive un’esperienza di sofferenza profonda, esposta alla fatica emotiva e fisica della vicinanza al proprio caro.

L’interazione con il malato può essere complessa: i pazienti possono manifestare comportamenti inattesi, e la relazione può appesantirsi sotto il peso della malattia. Frustrazione, senso di impotenza e dolore per la perdita imminente rendono il percorso particolarmente faticoso.

Per il caregiver, l’arteterapia si configura come uno spazio protetto per esprimere il proprio vissuto, elaborare emozioni e ritrovare un senso di condivisione. Le attività possono essere individuali o rivolte al nucleo familiare, in un contesto accogliente e rassicurante, lontano dall’asetticità delle stanze di degenza. I materiali spaziano dalla scrittura alla manipolazione creativa, con l’obiettivo di offrire strumenti espressivi che aiutino a dar voce a ciò che risulta difficile comunicare a parole.

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